Ma il matrimonio gay fa bene ai diritti, tutti!

Ultimamente, anche tra i miei amici, sento affermazioni come questa: «non ho niente contro i matrimoni gay, ma la priorità è il lavoro…». Affermazione che ha radici antiche: all’indomani del fallimento sui DiComolti esponenti dell’allora maggioranza di centro-sinistra giustificarono così la loro ignavia in merito al tema dei diritti civili.

Alla base di tale dichiarazione, se fatta in buona fede – cioè se davvero non si è contrari al matrimonio allargato a gay e lesbiche ma si preferisce dare priorità a politiche sull’occupazione – sta un errore di prospettiva: vedere le due cose come alternative. In realtà diritti sociali e diritti civili si compenetrano, dando più forza gli uni agli altri.

Con un parlamento di mille tra deputati e senatori dovrebbero esserci forze a sufficienza per pensare sia al lavoro, sia all’estensione del matrimonio per i gay. Forse non è tanto di mancanza di forze che si tratta, quanto una vera e propria assenza di volontà politica. Per altro, si badi bene, questa legislatura e in parte la precedente non hanno affrontato in modo convincente e risolutivo nessuno dei due temi.

Non è automatico dover scegliere tra due soluzioni. E non è detto, anzi è vero proprio il contrario, che pensare al lavoro significhi escludere altre tematiche. Così come è un errore pensare che il matrimonio gay toglie spazio alle politiche del lavoro. L’Italia, ripeto, è l’esempio che il tale ragionamento non ha fondamento.

 

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Fonte | mariomieli.it

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