ECCO I NUOVI PARLAMENTARI GAY

candidati gay

 

Sono 4 i candidati gay che ottengono un seggio e l’arcobaleno torna, dopo anni, in Senato. Ma i commenti degli omosessuali eletti sono amari e nessuna lesbica visibile siederà in Parlamento.

Sarà un Parlamento tanto insolito quanto improbabile, e di questo si è parlato abbastanza. Sarà anche una legislatura, sempre che una maggioranza riesca alla fine a governare, con almeno quattro parlamentari omosessuali visibili. Saranno ospitati anche al Senato, istituzione non presidiata negli ultimi anni da esponenti lgbt, e, a meno di “larghe intese”, potrebbero far pesare il loro voto in una maggioranza che si configura come rosicata. La loro strada evidentemente è tutta in salita e solo nelle prossime ore si potrà esprimere una analisi politica definitiva. A caldo proviamo a raccogliere i loro commenti.

Sulla destra Sergio Lo Giudice col marito

Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay e un lunga militanza nel Partito Democratico bolognese, debutterà al Senato. «Sarà una legislatura molto strana e molto probabilmente breve», ci spiega. «Proveremo già nei primi mesi – continua – a capire se ci sono i margini per approvare provvedimenti che riguardano i diritti delle coppie di persone dello stesso sesso. Bersani si era impegnato su di una tempistica precisa sia sulle coppie che sull’omofobia. Bisognerà rispettare anche questi impegni. Sono evidentemente soddisfatto dal punto di vista personale, ma c’è amarezza: poteva davvero essere questo un parlamento con una solida presenza laica. Al contrario sarà sottoposto a tensioni e non sappiamo se le forze sufficienti ad approvare queste leggi».

Passa alla Camera il candidato del Partito Democratico Ivan Scalfarotto: «Non è il momento di fare nessun trionfalismo – dichiara – prevale la preoccupazione per la sorte del paese, per come reagiranno mercati a questi risultato e per un’Italia senza una maggioranza chiara. La soddisfazione personale per le elezioni va ampiamente messa da parte: in un Parlamento così complicato sono certo che si tenderà a mettere i diritti civili all’ultimo posto. Al contrario sono un’urgenza su cui dobbiamo lavorare».

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Fonte | gay.it