Unioni civili: quanto è timido il ‘rivoluzionario’ Matteo Renzi

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Italia, 1999: l’allora ministra delle Pari Opportunità del governo D’Alema, Laura Balbo, si dichiara favorevole alle adozioni alle coppie omosessuali e scatena le immediate reazioni del responsabile della Conferenza episcopale monsignor Poletto e del ministro della Sanità Fioroni. Italia, 2014: una sentenza a firma del presidente del Tribunale dei Minorenni di Roma autorizza l’aggiunta del doppio cognome a una bambina figlia di una coppia di donne italiane, suscitando le reazioni di Gasparri(“Fermiamo l’esercito del male”), Giovanardi (“Giudici fuorilegge”) e Fratelli d’Italia. In mezzo, 15 anni dello stesso, identico schema: proposta di riconoscimento delle coppie di fatto, reazione immediata della destra o dei cattolici (da Buttiglione a Casini, da Mastella ai teodem) e del vescovo o cardinale di turno (da Ruini a Tettamanzi, da Maggiolini a Caffarra), divisioni nel centrosinistra (bastino i nomi di Binettie Rutelli), infine nulla di fatto.

Così, mentre in Europa e nel mondo tutti i Paesi cominciavano a dotarsi di forme di protezione giuridica simili al matrimonio – ultima, a luglio, la Croazia – per poi passare ai matrimoni tra omosessuali e alle adozioni, da noi un mix tra una destra tra le più becere e omofobe al mondo, un centrosinistra terrorizzato di perdere il consenso dei cattolici e una Chiesa che per anni ha ritenuto più importante intervenire a gamba tesa nella politica italiana piuttosto che occuparsi di Vangelo e disperazioni del mondo, bruciavano, in serie: i Pacs a firma di Franco Grillini, i Dico di Rosy Bindi, iCus di Cesare Salvi, gli asettici Ccs di Rutelli, infine i DiDoRe di Brunetta. Il risultato, a parte i registri comunali, è un livello zero di diritti talmente allucinante da dare talvolta persino l’abbaglio che non possa essere vero.

Una palude dove si continua a restare intrappolati, perché – non avendo fatto un passo in avanti – notizie come quelle del Tribunale di Roma suscitano l’ennesima discussione strumentale a che tutto resti fermo (senza che nessuno si premuri di leggere la sentenza, per scoprire che non è stato introdotto in maniera surrettizia alcun nuovo diritto, ma si è ritenuto che il caso potesse rientrare sotto quell’adozione in casi particolari, prevista dall’art. 44 della legge del 1983, che nell’interesse del minore dà la precedenza nell’adozione a figure già a lui vicine). Ma se almeno i giudici riportano un po’ di giustizia – oggi ci sono genitori non biologici che vivono nel terrore di essere separati per sempre dal bambino in caso di morte o separazione dal compagno – la situazione attuale è persino peggiore di quando l’Unione aveva almeno i Dico nel suo programma.

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Fonte | ilfattoquotidiano.it