Chi vuole una scuola omofoba e sessista?

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Da giorni io e Loredana Lipperini riceviamo segnalazioni e storie, purtroppo anche dalla Sardegna, in merito ai tentativi di bloccare progetti di lettura, di teatro o di riflessione sui temi della lotta alla discriminazione di genere e orientamento sessuale, sia a scuola che nelle istituzioni bibliotecarie. I gruppi che cercano di agire contro i programmi per il rispetto della diversità di tutti sono prevalentemente – e Dio sa se mi dispiace dirlo! – di appartenenza cattolica, spesso riconducibili ad associazioni e movimenti laicali di ala conservatrice. Cosa spinga queste persone a ritenere che il rispetto della persona umana in tutte le sue manifestazioni sia anti-evangelico è spiegabile solo con l’ignoranza e il fanatismo, ma nel frattempo c’è il rischio che qualche assessore o dirigente, lasciato solo dai genitori di altro avviso che dovrebbero invece difendere le sue scelte, possa decidere di non portare avanti i progetti contestati, privando i bambini dell’opportunità di crescere con una visione plurale del concetto di famiglia e di amore. Mi permetto una rapida disamina delle più frequenti parole d’ordine che ritornano con costanza nei commenti di queste persone a proposito di questi tristi tentativi di censura.

 

I genitori hanno il diritto di essere informati sull’educazione dei propri figli.

Avere il diritto di essere informati non significa poter mettere in discussione la progettazione scolastica. La programmazione di una scuola non si fa in base alle convinzioni personali dei genitori dei bambini che la frequentano, ma attraverso le scelte prese dal collegio docenti e ratificate dal consiglio d’istituto, del quale fanno parte anche i rappresentanti dei genitori. Non è fattibile né legittimo che i progetti educativi vengano discussi dopo che il piano dell’offerta formativa di cui fanno parte è stato approvato in quelle sedi.

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Fonte | michelamurgia.com