“Non sono amiche, sono leccafiche”. (E non fate quelle facce)

lesbiche1Il testo che vi proponiamo qui di seguito è stato scritto dall’autrice del blog TheVioleBaloon e tradotto da Slavina , pornoattivista italiana che vive in Spagna. È una interessante riflessione sull’uso delle parole, specialmente per chi educa bambini (come genitore e non solo) e sugli stereotipi a cui i più piccoli sono sottoposti quotidianamente. Buona lettura.

L’eteronormatività obbligatoria uccide. Non esagero. Voglio ricordarlo perché spesso osservo che non ce lo abbiamo sufficientemente presente quando ci relazioniamo coi bambini e le bambine. Come se le bandiere con l’arcobaleno, il glamour drag e i coriandoli del Gay Pride fossero una specie di escrescenza frivola, il prodotto di una serie di freaks simpatici, il buffone frocio del re e non un’articolazione politica molto seria. Ho visto come un amico etero – di questi etero senza dubbi, senza nessuna breccia – recriminava a un’amica lesbica la sua supposta viltà per non uscire dall’armadio sul posto di lavoro, sapendo che il suo migliore amico del liceo si era suicidato a causa del rifiuto della sua famiglia. Potrei darvi molti esempi di questo atteggiamento, però non ce n’è bisogno, tutte li conosciamo. Osservo con orrore che delle donne che stanno insieme in una relazione di coppia con frequenza si continua a dire che sono “amiche”. Non sono “amiche”, signori, sono leccafiche, come leggevo l’altro giorno in una foto di uno striscione della manifestazione dell’Orgoglio a Madrid.

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Fonte | gay.it