Outing o Coming Out? Che differenza fa?

coming out

 

Definizione

Quando una persona omosessuale rivela la propria omosessualità a familiari, amici, colleghi di lavoro, si dice, utilizzando un verbo inglese, che fa coming out. Si tratta dell’abbreviazione della frase idiomatica coming out of the closet, letteralmente uscire dall’armadio, quindi uscire allo scoperto. In senso più allargato il coming out rappresenta il percorso che una persona compie per prendere coscienza della propria omosessualità, accettarla, iniziare a vivere delle relazioni sentimentali e dichiararsi all’esterno.

Diverso è l’outing, espressione che indica la rivelazione dell’omosessualità di qualcuno da parte di qualcun’altro, senza il consenso della persona interessata. Il movimento di liberazione omosessuale ha utilizzato a volte l’outing come pratica politica per rivelare l’omosessualità di esponenti pubblici (politici, rappresentanti delle Chiese, giornalisti) che sostengono posizioni omofobe.

Uso del termine

Tra i due termini esiste nell’uso molta confusione. La stampa usa continuamente il termine outing per dire di una persona che ha detto di essere omosessuale (“Ha fatto outing”). Il termine corretto sarebbe invece coming out.

La questione del coming out è inoltre rappresentata negativamente da una parte dell’opinione pubblica, che propugna la filosofia del “Don’t ask, don’t tell” (non chiedere, non dire): negli Stati Uniti, è stata questa a lungo la politica in campo militare, il divieto per le persone omosessuali o bisessuali che prestavano servizio nell’esercito di dichiarare o rivelare in alcun modo le proprie inclinazioni.

Questa dottrina si estende però anche al di là dell’ambito militare: in Italia, risulta coerente con le posizioni della Chiesa cattolica e con altre opinioni conservatrici che dell’omosessualità stigmatizzano soprattutto la visibilità. È la cosiddetta “ostentazione”, il luogo comune del gay esibizionista, quella contro cui viene condotta la più importante battaglia.

“Frasi come: ‘i gay sarebbero più accettati se non esibissero la loro sessualità!’, ‘ognuno può fare quello che vuole a casa propria, ma perché parlarne, ostentarlo?’, o ancora ‘perché gli omosessuali hanno bisogno di provocare gli altri?’ sono ben diffuse nell’opinione pubblica e nel dibattito politico. Esprimono la convinzione che vi sia un diritto alla vita privata, del quale le persone omosessuali certamente godono. Ma che oltre tale ambito non si possa andare”.

Dati

Sono circa 3 milioni gli italiani che si sono dichiarati omo- o bisessuali secondo l’indagine Istat La popolazione omosessuale nella società italiana (2012).

Con l’aumentare dell’età decresce la percentuale di gay, lesbiche e bisessuali dichiarati/e: sono il 3,2% nella fascia 18-34 anni, mentre diventano il 2% tra i 55 e i 64 esolo lo 0,7% tra gli anziani. Si tratta di un indicatore importante del cambiamento culturale in atto, che fa intravedere ai giovani e alle giovani maggiori possibilità di vivere consapevolmente e convintamente la sessualità in base a proprie inclinazioni e conformazioni del desiderio.

Chi fa coming out preferisce farlo con amici e colleghi di lavoro, piuttosto che in famiglia. Solo una minoranza parla del proprio orientamento sessuale con i genitori: nel 21,2% dei casi la madre, nel 24% dei casi il padre. Più elevato è invece il dato per i fratelli (45,9%), i colleghi (55,7%) e gli amici (77,4%).

Esempi / Casi tratti da testate giornalistiche

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Fonte | Parlarecivile