Non siamo “genere” siamo “persone”: il mito dell’identità sessuale

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Nasciamo donne o uomini sulla base degli organi sessuali però questo dato di fatto non decide chi siamo come persone, chi ameremo, da chi saremo attratti sessualmente. Non si sceglie cosa essere perché qualcuno ce lo mostra, non si cambia volutamente orientamento né possono farlo interventi mirati. Troppa confusione resiste ancora tra identità sessuale (stabilita dal sesso biologico), identità di genere (sentirsi donna o uomo), ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per maschio e femmina) e orientamento sessuale. In un momento in cui la questione “gender” scuote la società, e vede spesso interventi o azioni discriminanti, la psicologa ci aiuta a capire.

Siamo ossessionati dalla distinzione dei generi. Maschile e femminile devono essere identificati e contraddistinti, separati, opposti l’uno all’altro. Assegnati a ruoli sociali. Mitologicamente complementari. Celeste e rosa, cose da uomo e da donna. Ma anche comportamenti, pensieri, interessi ed emozioni. Una classificazione ridotta alla differenza degli organi sessuali. Come dimostrano innumerevoli studi, i due generi però non sono così lontani e contrapposti, piuttosto tendono a mescolarsi se non a scambiarsi. Ed esistono modi di essere che sono “naturalmente” al di fuori dei registri maschio e femmina.

Il delicato e complesso processo che porta ad essere chi siamo affettivamente ed emotivamente è complesso, in parte misterioso. Nasciamo donne o uomini, è vero, sulla base degli organi sessuali – anche se esistono casi non proprio rari di intersessualità, non identificabili – però questo dato di fatto non decide chi siamo come persone, chi ameremo, da chi saremo attratti sessualmente e con chi intesseremo legami affettivi. Il nostro essere, la nostra affettività non sono attaccati all’anatomia e alla fisiologia, non siamo “genere”, siamo “persone”.

NON SI SCEGLIE COSA ESSERE
Non si sceglie cosa essere perché qualcuno ce lo mostra, le differenze sessuali non sono contagiose. Non si cambia volutamente orientamento – anche se è mutabile nel tempo – né possono farlo interventi mirati. Si può decidere di praticare l’astinenza, solo l’altro sesso, di sposarlo eventualmente ma questo è un comportamento. Non si può cambiare invece l’attrazione, quello che proviamo, sentiamo. Gli organi sessuali non dirigono i desideri, la sessualità non è data dagli ormoni, non si può acquistare in farmacia. I genitali non ci rendono maschio o femmina. Non è più uomo chi, che per varie situazioni, perde il pene o è impotente? Una vagina fa una donna? “Ciò che è femminile o maschile è profondamente determinato culturalmente, tant’è che i ruoli maschili e femminili cambiano nel tempo e nello spazio” scrive la bioeticista e giornalista Chiara Lalli nel suo blog (www.chiaralalli.com). In questo senso siamo tutti “travestiti”, da donne o da uomini.

Il professor Umberto Galimberti nel suo libro “I miti del nostro tempo” (Feltrinelli) scrive che “nessun essere per natura è regolato in un sesso. L’ambivalenza sessuale, l’attività e la passività, per non dire la bisessualità e la transessualità, sono iscritte come differenze nel corpo di ogni soggetto e non come termine assoluto legato ad un determinato organo sessuale”. Troppa confusione resiste ancora tra identità sessuale (stabilita dal sesso biologico), identità di genere (sentirsi donna o uomo), ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per maschio e femmina) e orientamento sessuale, che non ha niente a che fare con l’identità di genere. Genere e sessualità possono non coincidere, non sono scontati alla nascita in relazione agli organi sessuali.

IL FANTASMA DEL GENDER
Il fantasma del gender e l’ignoranza che lo tiene in vita danno misura dell’ansia culturale legata a questi temi. Su questo termine sono appiccicati significati fuorvianti come sessualità, perversioni, ossessioni e pedofilia. Dando vita alla fantasiosa e strampalata “ideologia del gender”, che in sé non significa proprio niente. Una scatola vuota nella quale convogliare paure, imbarazzi, pregiudizi. Vissuta come qualcosa che mette a soqquadro l’assetto sociale, mina la famiglia tradizionale, destabilizza il modello dominante, il senso della vita coniugale, minaccia procreazione, maternità e paternità.

Si è arrivati addirittura a pensare che offrire ai bambini la possibilità di imparare a conoscere e leggere libri che raccontano realtà alternative, modi di vivere diversi, prospettive insolite, possa inquinare la costruzione dell’identità sessuale, confondere il loro orientamento, “deviarne” il comportamento. Proporre visioni del mondo ed esperienze “altre” semmai spinge alla riflessione, alla comprensione, all’inclusione e alla speranza. All’umanità. Sono occasioni intelligenti di cui si ha bisogno fin da piccoli per sconfiggere stereotipi, ignoranza, superstizioni, stigma sociale, dolore e sofferenza. Perché se non possiamo cambiare la natura, possiamo però cambiare la società, il modo di pensare.

NO ALLA CENSURA

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FONTE | d.repubblica.it