Perseguitata dalla madre per l’orientamento sessuale. Stonewall: “Offriamo sostegno alla vittima e alla compagna”

di Nadia Germano

Noto (SR) – L’omofobia in Italia non esiste, guai a crederlo! E’ il parere di una larga fetta di italiani che invece,  in virtù della libertà di opinione sancita dalla nostra costituzione, pensa che apostrofare pubblicamente con i termini “frocio o lesbica di merda” persone che amano altre dello stesso sesso e in conseguenza di ciò esporle alla pubblica riprovazione, faccia parte di quella libertà. Poco importa se poi in conseguenza di quella presunta libertà d’opinione di cui sopra si arrivi dalle parole agli insulti e infine a veri e propri agguati con pestaggi punitivi, o correttivi che dir si voglia, a danno di ragazze e ragazzi, spesso molto giovani, picchiati selvaggiamente perché considerati “sbagliati” . Una visione decisamente distorta di quella che è realmente la libertà d’opinione e a cosa possa estendersi, lo stesso discutibile principio in base al quale la proposta di legge sull’omotransfobia, approvata dalla Camera il 19 settembre del 2013 e poi trasmessa in Senato per essere discussa fu affossata. A bloccarla “inspiegabilmente” sino ad oggi una valanga di emendamenti e una tale diversità di vedute nella stessa maggioranza che avrebbe dovuto sostenerla, tali da non consentirne nemmeno la messa in discussione, figuriamoci l’approvazione! In un tale stato di cose e con un Paese ormai da tempo avviato verso pericolose derive ideologiche di stampo neonazista e xenofobo, le conseguenze del vuoto normativo hanno presentato il loro conto molto presto e lo hanno fatto da nord a sud con crescenti episodi di omofobia e violenza verbale e fisica verso la comunità lgbt.

Ultimo in ordine di tempo, quello capitato ai danni di una giovane di Noto, in provincia di Siracusa, perseguitata e pesantemente minacciata dalla stessa madre dopo aver deciso di andare a convivere con la compagna, alla quale è legata da cinque anni. Una decisione che, secondo il rapporto della Polizia di Stato che segue il caso, avrebbe scatenato la furia della madre manifestatasi con ripetute minacce telefoniche per convincere la figlia a ritornare sui suoi passi. Telefonate e messaggi dal tono offensivo e velatamente intimidatorio ai quali la giovane non avrebbe risposto per evitare qualsiasi scontro, ma la madre avrebbe continuato imperterrita ad inviarli, arrivando persino a minacciarla di far uso dell’acido per sfregiarle il viso o di investirla in auto.

Non contenta di ciò, dopo aver scoperto il locale dove la figlia era stata assunta da poco, la donna si presentava ai titolari rimproverandoli di averla assunta e di provvedere a licenziarla subito, altrimenti sarebbe tornata durante l’apertura e avrebbe fatto una scenata. I titolari, sempre secondo il rapporto di polizia, loro malgrado, licenziavano in tronco la giovane per evitare conseguenze al buon nome del locale. Probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso e spinto la giovane vittima a sporgere denuncia contro la madre, denunciata per atti persecutori e diffidata dall’avvicinarsi alla figlia.

All’episodio sono seguite le prese di posizione delle associazioni lgbt cittadine che non hanno esitato ad offrire supporto alla vittima e alla sua compagna.

Mentre un disegno di legge contro l’omo/transfobia ammuffisce nel dimenticatoio di uno dei cassetti di Palazzo Madama nel nostro paese si consuma l’ennesimo crimine contro i diritti fondamentali della persona”. A commentare con rammarico il caso della giovane netina è il presidente di Stonewall GLBT Siracusa, Alessandro Bottaro(foto). “Se comprovato, – continua Bottaro – si tratterebbe di una vera e propria persecuzione reiterata da un genitore nei confronti di una figlia, la cui “grave” colpa sarebbe quella di essere consapevolmente lesbica e provare amore nei confronti di un’altra donna. In altre parole l’ennesima manifestazione del peggiore patriarcato, messa in atto da una madre che ritenendo la figlia di sua proprietà, è pronta mettere in atto le misure più estreme, persino pensare di sfregiarle il volto con l’acido o anche eliminarla fisicamente, solo per impedirle l’autodeterminazione. Per certe persone “essere se stessi” è scandaloso oggi giorno, meglio salvare le apparenze! Anche questa è una forma di omofobia e l’associazione Stonewall GLBT la condanna senza se e senza ma. Per questo motivo saremo a completa disposizione della giovane vittima e della propria compagna, per qualsiasi aiuto di natura legale e/o psicologica, perché possano nelle sedi opportune tutelarsi dagli orrendi attacchi di chi invece dovrebbe essere cura, tutela e sostegno. Allo stesso tempo per chiedere i dovuti risarcimenti a chi, nel caso specifico, ha sottratto un posto di lavoro non per giusta colpa ma semplicemente per ipocrita codardia.