FRANCESCA VECCHIONI: LE FAMIGLIE OMOGENITORIALI NON SONO UN’OPINIONE

Francesca-Vecchioni-Alessandra-Brogno

 

Si fa presto a dire polemica, soprattutto in Italia. E il più delle volte si tratta di cose futili. Ma la questione di sostituire i termini “padre” e “madre” con un più generico “genitore” sui moduli scolastici non è una di queste. Il tutto è iniziato a Venezia la settimana scorsa, quando la responsabile Diritti Civili della giunta comunale, Camilla Seibezzi, ha proposto l’introduzione del termine “genitore” in sostituzione di “padre” e “madre”.

La notizia ha fatto drizzare i capelli a tutti i conservatori (e omofobi) d’Italia. Il pericolo, infatti, è che una simile dicitura legittimi le famiglie omogenitoriali. E vi immaginate che tragedia immane sarebbe? Due mamme o due padri iscrivono a scuola i propri figli e anziché dover barrare la dicitura “padre” o “madre”, devono solo scrivere i propri nomi. Una rivoluzione che la nostra Italia, bacchettona e anche un po’ ipocrita, non potrebbe tollerare.

Il punto, però, è che le famiglie omogenitoriali esistono, con o senza la “benedizione” dello Stato, perché le persone omosessuali (a discapito di quanto credano in tanti) non sono sterili e non chiedono il permesso alle Istituzioni per fare figli. A ricordarcelo sono state Francesca Vecchioni e Alessandra Brogno (le uniche lesbiche dichiarate, insieme alla Anna Paola Concia, ad andare in televisione), ospiti di Pomeriggio Cinque venerdì scorso. Intervistate da Barbara D’Urso, Francesca ed Alessandra non hanno fatto altro che testimoniare – per l’ennesima volta – cosa vuol dire essere genitori in un paese che non ti riconosce nemmeno uno straccio di diritto. Qui trovate la puntata intera,  l’intervista è al minuto 02:32:20.

Del resto, la stessa Francesca Vecchioni sul suo blog – a proposito della trasmissione – scrive: «Abbiamo bisogno di mostrare a tutti che non siamo poi tanto ‘strane’, o almeno non lo siamo in quanto donne che si amano e hanno deciso di crescere dei figli, che noi tutti non siamo alieni o miscredenti dai quali difendersi. […] Perché noi non siamo un’opinione, siamo una realtà».

In fin dei conti, Francesca ed Alessandra si preoccupano del il futuro delle loro figlie, come qualsiasi altro genitore. Semplice, no? Il punto, infatti, è capire che partendo da una dicitura inclusiva (genitore, appunto) si muovono i primi passi nei confronti di quei bambini che – a prescindere dall’orientamento sessuale dei loro genitori – non crescono in una famiglia “tradizionale”, laddove per tradizione si intende un concetto monolitico, antico, che non rispecchia la realtà (e forse non l’ha mai rispecchiata). Esistono bambini che crescono con genitori affidatari, esistono bambini che hanno un solo genitore. Esistono bambini che hanno due papà o due mamme, e – permettetemi di dire – lo Stato ha il dovere di tutelarli, tutti.

Articolo completo | QUI
Fonte | lezpop.it