Dal mutuo alle visite in ospedale così per lo Stato i gay sono invisibili

I codici italiani non prevedono tutele: “Ci difendiamo con le scritture private, ma in Italia siamo oltre cinque milioni. Per noi anche le cose più semplici diventano una corsa ad ostacoli”. Così le coppie omosessuali vivono gli stessi problemi delle unioni di fatto eterosessuali. Con l’aggravante della discriminazione

 

INVISIBILI. Per lo Stato e la burocrazia italiana le coppe gay, con o senza figli, sono invisibili. Nel senso che ognuno di loro esiste come singolo individuo, o come mamma o papà single, ma sul fronte del patrimonio, delle pensioni, dell’assistenza in ospedale, dell’acquisto di una casa, o addirittura dell’affido di un figlio, la coppia gay, semplicemente, non è contemplata.

Una condizione che le equipara alle coppie di fatto eterosessuali, che si trovano spesso a dover affrontare discriminazioni simili. Ma verso le unioni omosessuali c’è l’aggravante del tabù e dell’omofobia. Eppure nel nostro paese ci sono cinque milioni di omosessuali e oltre centomila bambini nati da unioni lesbiche o gay. Bambini che frequentano scuole pubbliche, ma al momento dell’iscrizione devono risultare figli soltanto di uno dei componenti della coppia gay, perché, appunto, non essendoci né matrimoni né vincoli more uxorio riconosciuti per gli omosessuali, l’altro genitore per la legge non esiste…

Certo, è sempre possibile difendersi attraverso scritture private, ma, come spiega Gianfranco Goretti, papà gay insieme al suo compagno Tommaso Giartorsio, di due bambini, Lia e Andrea ed esponente di “Famiglie Arcobaleno”, “noi dobbiamo passare la vita a prevedere ogni tipo di problema, per poter poi lasciare carte e documenti con cui tutelare i nostri cari, perché, appunto, per lo Stato semplicemente non esistiamo”.

LA SANITÀ
Basta 
un medico zelante per impedire l’assistenza 

Quello dell’assistenza sanitaria è uno dei settori dove il non essere sposati, e dunque non avere vincoli di parentela, crea più problemi e sofferenza. Perché, così prevede la legge, accanto al letto di un ammalato, per curarlo, per dare o negare un consenso, ci possono essere soltanto persone legate da vincolo matrimoniale o di stretta parentela. Esclusi dunque i conviventi, sia eterosessuali, che gay. In realtà, per fortuna, le maglie degli ospedali spesso si allargano, e capita così che anche senza “contratto” si possa stare vicini ai propri cari. “Ma basta un infermiere un po’ più zelante, una caposala che detesta i gay, che si può essere cacciati fuori, come degli intrusi”, ricorda sul sito dell’Arcigay Marzia, che racconta però di aver potuto tenere la mano della sua compagna per i lunghi e amari mesi di una malattia terminale.

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Fonte | repubblica.it

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