UNIONI “DI FATTO”: DISCRIMINAZIONI “DI DIRITTO”?

“881mila” sono le coppie di fatto in Italia (di cui oltre “100 mila” unioni gay); “100 mila” i figli che ogni anno nascono al di fuori del matrimonio (e “100 mila” i bambini già cresciuti da coppie omosessuali)“2,5 milioni”, nel complesso, i componenti delle nuove famiglia “non convenzionali” (dati Censis).

Numeri che fanno impressione, che descrivono meglio di ogni altra considerazione la trasformazione cui è andata incontro la nostra società.
Ma a destar ancor più impressione è il fatto che questi siano numeri di una realtà “fantasma”: fantasma non in quanto “irreale” bensì in quanto del tutto “ignorata” dalle Istituzioni!
“Invisibili”: così sono per lo Stato italiano i conviventi more uxorio (etero come omosessuali, con o senza figli).
Individui “si”, famiglie “no” per il nostro ordinamento, il quale, non riconoscendogli alcun status familiare, pregiudica loro qualsiasi diritto.
Uno “status fantasma” che condanna migliaia di coppie a subire quotidianamente discriminazioni di ogni sorta (senza contare l’aggravante dell’omofobia che spesso peggiora la condizione di vita delle unioni gay).
Quando anche l’Italia compirà dei “Pacs” avanti in materia di diritti civili?

 

E NEL RESTO DEL MONDO?

Numerosi sono gli Stati, in particolar modo occidentali, che (pur non ammettendo ancora il matrimonio gay)hanno riconosciuto in varie forme diritti civili alle convivenze stabili.

Ecco alcuni esempi significativi:
–                      In Francia, nel 1999, il Parlamento ha approvato i “pacs” (“patti civili di solidarietà”), contratti tra partner maggiorenni (etero o omosessuali) che consentono loro di acquisire gli stessi diritti delle coppie etero sposate (salvo la possibilità di ricorrere all’adozione di minori);
–                      In Germania, dal 2001, è riconosciuta alle coppie gay la possibilità di registrarsi sottoscrivendo un “contratto di vita comune”. Nel 2009, poi, la Corte Costituzionale Federale ha esteso tutti i diritti ed i doveri del matrimonio alle coppie dello stesso sesso registrate (i partner possono scegliere di assumere un unico cognome o lasciare ad ognuno il proprio; i parenti della coppia diventano parenti acquisiti; la coppia può ricorrere all’adozione; sono previste diverse soluzioni per l’eredità e la tassazione…);
–                      Nel Regno Unito, nel 2005, il “civil partnership act” ha disciplinato le unioni civili (anche omosessuali), equiparandole sia dal punto di vista dei diritti che dei doveri alle unioni coniugali (è prevista anche la possibilità di adottare bambini). Hanno fatto notizia le “nozze” di Elton John;
–                      In Svizzera, nel 2007, è stata introdotta l’“unione domestica registrata” per le coppie di fatto omosessuali (rimane loro preclusa la possibilità di adottare);
–                      In Austria, dal 2010, le “unioni civili” sono riconosciute per legge;
–                      In Lussemburgo, dal 2004, è in vigore una legge che istituisce le “unioni civili registrate”, di fatto equiparate a quelle sposate;
–                      In Ungheria, dal 2007, sono riconosciute le unioni civili eterosessuali (dal 2010, anche quelle omosessuali);
–                      In Slovenia, nel 2005, sono state riconosciute le convivenze civili (sia pur regolandone solo gli aspetti ereditari e finanziari);
–                      In Croazia, dal 2003, una legge disciplina gli aspetti finanziari ed ereditari (reciproco sostegno e diritto all’eredità) per le unioni civili (sia etero che omosessuali);
–                      In Repubblica Ceca, dal 2006, sono state introdotte le “unioni registrate” per le coppie delle stesso sesso (non è prevista l’adozione);
–                      Nella cattolicissima Polonia, dal 2004, le unioni civili sono legge;
–                      Nell’altrettanto cattolica Irlanda, dal 2011, sono riconosciute le coppie di fatto;
–                      In Finlandia, dal 2002, è in vigore una legge che riconosce alle unioni civili (sia etero che omosex) la stessa dignità delle coppie sposate (pur senza la possibilità di ricorrere alle adozioni);
–                      Nella lontana Nuova Zelanda, dal 2004, la legge garantisce alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero;
–                      In Brasile, nel maggio 2011, la Corte Suprema ha riconosciuto alle coppie gay “gli stessi diritti” delle coppie etero, aprendo la strada al riconoscimento delle unioni civili omosessuali pur in mancanza di un’apposita legge. I giudici si sono espressi all’unanimità a favore dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sottolineando come “nessuno dovrebbe essere privato dei propri diritti sulla base dell’orientamento sessuale”;
–                      L’Uruguay, nel 2008, ha approvato una legge per l’“unione concubinaria”, ovvero le coppie di fatto (sia etero che omosex): ogni coppia, dopo cinque anni di convivenza, potrà formalizzare la propria unione con l’iscrizione in un registro, così maturando gli stessi diritti di cui godono le coppie sposate;
–                      In Andorra, infinedal 2005, è prevista la “registrazione delle unioni civili”, sia dello stesso sesso che di sesso diverso (ma le adozioni sono consentite solo alle coppie eterosessuali).
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