Marcus Urban, ex calciatore tedesco professionista e gay, si racconta e annuncia nuovi coming out nel calcio. “Mi sono vietato l’omosessualità per sopravvivere”.
Dibatte, ormai apertamente, il mondo del pallone sull’intollerabile e anacronistico peso di machismo e omofobia e delle condizioni penose in cui sono vivono i calciatori omosessuali costretti al silenzio. E per cambiare si muovono anche le federazioni calcistiche. Se ne sono accorti per primi i tedeschi grazie anche al rumorosissimo (e parziale) coming out di un giocatore della massima serie, che ha generato un dibattito enorme, fino alle dichiarazioni di vicinanza ai calciatori omosessuali dell’altrimenti arcigno cancelliere Angela Merkel. A dare man forte al dibattito anche Marcus Urban, calciatore professionista della Rot-Weiß Erfurt, una squadra della Germania est negli anni ’90, con un libro (Versteckspieler: Die Geschichte des schwulen Fußballers Marcus Urban. Giocatore nascosto: la storia del calciatore gay Marcus Urban) che racconta la sua esperienza. Complice un suo viaggio in Italia, lo abbiamo intervistato.
Marcus, i gay giocano a solo a pallavolo…
Ma no [ride], siamo migliaia noi calciatori gay in tutto il mondo. Io mi sono appassionato prestissimo e a sette anni ho cominciato a tirare i primi calci al pallone. Lo sport in genere era molto diffuso nella Germania comunista anche perché era legato alla propaganda. Il caso ha voluto che avessi talento e a tredici anni sono stato mandato a una scuola professionistica.
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Fonte | gay.it
