SPACCARE PALERMO PER I FONDI AL GAY PRIDE? IO NON CI STO.

Mi si perdoni, ma già il nome del movimento Giovane Italia, mi pare faccia riferimento, in questo Paese gerontofilo e tendenzialmente smemorato, a una realtà che rischia, continuamente, di essere negata e soffocata. Una realtà che rischia di non vedere affermati i propri diritti e che forse dovrebbe impegnarsi in tal senso.

Finora la notizia di Palermo, scelta come città capofila al Gay Pride 2013 l’estate scorsa, ci aveva reso, è il caso di dirlo, orgogliosi; Orlando neo Sindaco, aria di novità, la città è sembrata a tutti, etero e gay, aperta al cambiamento.

Nella mia esperienza di scrittrice ho notato che nel confezionare le storie, i conflitti si creano spesso in due casi: per amore e per soldi. Visto che qui di amore (per i diritti) se n’era già parlato abbondantemente, il conflitto si è montato una volta che sono entrati in ballo i soldi: diecimila euro per l’esattezza. Una bazzecola, pochi, ma dovuti: “Questo si può fare” già m’immagino i commenti, perché le casse di Palermo sono vuote. Diecimila euro stanziati per la sfilata del maggio prossimo, quella che parte da Palermo, il Gay Pride nazionale, che ci incorona città libertaria.

Ma cosa ti fa, a fronte di questa cifra, il movimento Giovane Italia, si dimostra moderno? Progressista, fa onore al suo nome? No. Ci ricorda il nostro stato di servilismo, di povertà, di indigenza, punta il dito contro la sfilata, contro quei denari strappati ai meno fortunati.

Quei diecimila euro dovrebbero essere spesi per Palermo e le sue famiglie in difficoltà, non certo per una sfilata gay che non trova il favore di tutta la cittadinanza.

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Fonte | queerblog.it