RENZI, DIRITTI GLBT E I COMPROMESSI DELLA POLITICA

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Habemus governum. Un insieme di PD, NDC, Lista Civica e ministri vicini a questa o a quell’area politica. Habemus anche primo ministro, Matteo Renzi, che nel suo discorso per la fiducia al Senato ha accennato, fra le tante cose, alla questione – spinosissima – dei diritti – omettendo l’acronimo LGBT  che è superfluo: quale altra categoria di persone in Italia ne è totalmente priva?

Un’amica mi ha scritto: se dovete approvare una forma di unioni civili che non sia quella che vogliamo noi, beh, non approvatela. No, non è così. Sui diritti si fa lo sforzo di ascoltarsi, di trovare un compromesso anche quando non soddisfa del tutto. Questo è un cambio di metodo profondo.

Caro Renzi, penso che il tuo discorso sia abbastanza ingenuo, e anche parecchio fuorviante. Dovresti saperlo bene che non è nella sfera dei diritti che si trova un compromesso, ma in quella politica. I diritti – in quanto tali, in in quanto riconoscimento del principio di uguaglianza di tutte le persone – o si hanno, oppure no. Se pensi che le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali siano uguali a tutte le altre, allora non si può cercare il compromesso. Sarebbe come dire: tutte le persone sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

Sulla questione politica, invece, sono perfettamente d’accordo con te: è il frutto di una negoziazione continua. Il punto però è che da non so più quanti anni in questo paese si negozia su temi come unioni civili, matrimonio egualitario, adozioni per coppie omosessuali. Temi che vengono proposti in campagna elettorale – come hai fatto tu, ma come hanno fatto altri molto prima di te – e che poi finiscono arenati in Parlamento. E sai perché? Perché una negoziazione non è possibile. Non quando dall’altra parte ci sono politici che considerano i soggetti di tale negoziazione persone diverse dalle altre. Politici che considerano l’omosessualità una malattia, un disturbo mentale o semplicemente ritengono – in base a preconcetti ideologici – che estendere il diritto del matrimonio a tutti i cittadini sia un pericolo alla stabilità sociale. Basta prendere a paradigma il famigerato testo contro l’omofobiaè possibile negoziare con chi inserisce emendamenti – come quello presentato dall’on. Giovanardi – che equipara omosessualità a pedofilia? Direi proprio di no. E allora, negoziare può andare anche bene, svendere no.

 

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Fonte | lezpop.it