QUEL CHE LE COPPIE OMOSESSUALI POSSONO INSEGNARE A QUELLE ETERO

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Più felici, più solide, più equilibrate con i figli. Le statistiche delineano un profilo quasi ideale, quando si occupano di coppie formate da persone dello stesso sesso. Tanto che adesso, negli Stati Uniti, c’è chi si è fatto venire il dubbio se non sia il caso di prendere esempio dalle coppie omo per immaginare il presente e il futuro della relazione tradizionale. È il caso di Liza Mundy, fellow della New America Foundation, che ha firmato per “The Altantic” un articolo sull’argomento e che dice a chiare lettere: «Le coppie gay sono un modello per il matrimonio, perché risolvono i problemi in un modo che le coppie etero dovrebbero emulare». È vero?
«Le coppie etero tendono a seguire le tradizioni, mentre quelle gay devono inventarsi continuamente», conferma David O., 44 anni, professionista della pubblicità, con una relazione stabile ultradecennale alle spalle. «Nessuno, infatti, ti può indicare un modello o dire come fare le cose. In ogni situazione, il punto fondamentale è cosa vogliamo noi come coppia e non cosa si aspettano gli altri da noi». E’ qui, dunque, all’incrocio fra tradizione e quotidianità, che si innesta la prima, fondamentale differenza dei due modelli: «Le coppie omosessuali partono da un canovaccio neutro nel prendere le loro decisioni. Ne consegue, dunque, che sono anche “più brave” a mantenere l’uguaglianza fra i partner», osserva Mundy. Riconsiderare i parametri della definizione dei ruoli, dunque, è un passo che le coppie tradizionali dovrebbero includere nell’equazione. «Il problema principale delle coppie eterosessuali di oggi è la difficoltà a condividere il cosidetto “potere coniugale”», aggiunge Flavia Coffari, psicoterapeuta e sessuologa a Roma. All’interno della coppia, il ruolo di decision maker degli uomini è stato messo in discussione dall’indipendenza professionale delle donne. «Le donne hanno più potere economico e maggiore autostima ed è chiaro che sentano di più il bisogno di prendere parte alle decisioni familiari – prosegue la psicologa -. Per contro, desiderano vedere il proprio compagno più attivamentente coinvolto nelle faccende domestiche e nella cura dei figli».

La realtà delle coppie eterosessuali, però, è ben diversa dall’ideale di uguaglianza moderna che si cerca di realizzare. Perché è vero che gli uomini aiutano di più in casa rispetto a un tempo, ma in famiglie di genitori lavoratori, ogni settimana le donne si prendono cura della gestione domestica (shopping, cucina, figli) per 32 ore in media, contro le 21 degli uomini. Condizionate a misurarsi con l’idea del “women-can-have-it-all”, per molte donne il rapporto fra lavoro e famiglia è una nota dolente. I gay, molto più semplicemente, fanno così: «Le coppie con figli, soprattutto quelle composte da uomini, tendono alla specializzazione e di solito quello che sta a casa è quello che guadagna di meno», prosegue Mundy. Il 33% dei partner con figli nelle coppie omosessuali non lavora, contro il 32% di quelle eterosessuali.

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Fonte | d.repubblica.it