Fin dalla loro comparsa, i social media sono stati utilizzati dalla comunità Lgbt- lesbiche, gay, bisessuali e transgender – per reclamare i propri diritti ed affermare la propria identità. Come sono stati utilizzati i social media per dare voce ai gay in diversi paesi del mondo? Ecco i casi più interessanti.
Stati Uniti
I diritti gay negli Stati Uniti sono oggi largamente rispettati, ma si tratta di un obiettivo raggiunto solo di recente e solo grazie a lunghe campagne di sensibilizzazione, molte di queste sviluppatesi online.Gli attivisti LGBT negli Stati Uniti hanno comunemente usato Twitter per guadagnare sostegno, dimostrando che i social media possono essere più efficaci dei media tradizionali, soprattutto nel sensibilizzare i giovani. Una delle prime campagne sui social media risale al 2010. Il progetto ‘It Gets Better’ nacque in seguito al suicidio di Justin Aaberg e Billy Lucas, due adolescenti gay suicidi perché’ bullizzati. Alla comunità LGBT fu chiesto di raccontare in brevi video di come la propria vita da omosessuale sia migliorata in età adulta. In tre anni il progetto ha raccolto più di 50.000 video sui social network, tra cui i video di incoraggiamento del presidente Barack Obama e dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton.Ma non si tratta solo di sensibilizzazione, perché internet è stato strumentale nel percorso che ha portato 19 stati americani ad approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Per quantificare il supporto a questa proposta di legge, infatti, la Human Rights Campaign (HRC), ha incoraggiato i sostenitori delle nozze gay a cambiare la propria immagine del profilo di Facebook con il logo dell’associazione.Con circa 2.7 milioni di profili cambiati, il pubblico online americano ha mostrato di avere a cuore i diritti gay, e di non aver paura a mostrarlo via social media.
Russia
Diversa è la situazione in Russia, dove dal Giugno 2013 è vietato persino parlare di omosessualità, trattata alla stregua di propaganda nemica. Non è la prima dimostrazione di ostilità del governo russo verso la comunità LGBT: nel 1934 Stalin approvò l’articolo 121 del codice penale che imponeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità. Abolita solo nel 1993, la legge ha creato uno stigma duraturo nella percezione degli omosessuali in Russia. Con l’approvazione della legge del 2013, sono stati pochi i contestatori davanti alla Duma, ma la pubblica opinione internazionale è scesa comunque in campo sui social media per difendere i diritti dei gay russi. Dan Savage, lo stesso ideatore di ‘It Gets Better’, chiese ai lettori del suo blog di boicottare la vodka russa Stolichnaya, accusata di avere legami con il Cremlino, e ha alimentato il passaparola attraverso l’hashtag di Twitter #dumpStoli. La risposta online e la partecipazione di celebrità come Lady Gaga hanno costretto Stolichnaya a pubblicare una dichiarazione a favore della comunità LGBT. Sfortunatamente, nonostante gli sforzi via social media la comunità gay è ancora oggetto di discriminazione in Russia, e persino il boicottaggio di Stolichnaya si è dimostrato poco mirato, visto che le accuse di legami con il governo russo si sono rivelate totalmente infondate.
Egitto
La situazione non è migliore in Egitto, dove gli attivisti LGBT continuano a combattere contro la discriminazione degli estremisti islamici. Prendendo lezione dalla Primavera Araba, con i suoi moti di partecipazione democratica sviluppatisi soprattutto sul web, anche i gay hanno iniziato a sfruttare il potere comunicativo dei social media.In seguito al suo coming out su Twitter, il 21enne Ramy Youssef era stato allontanato dalla sua famiglia. Ramy ha quindi avviato una campagna sul social network per ottenere il sostegno di altri egiziani omosessuali, attirando l’attenzione di celebrità e persino ispirando un film girato da Hany Fawzy. I gay in Egitto sono ancora discriminati, e il film di Hany Fawzy è stato trasformato dalla censura ufficiale in una storia di semplice amicizia tra uomini. Nonostante questo Youssef, accreditato come il primo egiziano ad annunciare la propria omosessualità via social media, è un esempio di come i social media possono supplire i media tradizionali su tematiche che sono ancora un tabù in molti paesi.
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Fonte | seigradi.corriere.it
