Le sette regole da seguire per condurre una campagna omofoba contro le nozze gay

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In occasione del referendum, in Irlanda è stato realizzato un simpatico video che mostra le sette regole irrinunciabili per lanciare una campagna politica contro il matrimonio egualitario.
In un mondo in cui l’omofobia a pappagallo gli slogan ideati dalle lobby di altri Paesi, non stupisce troppo notare come lo spot sarebbe potuto benissimo essere stato realizzato per parlarci cdi Adinolfi o della Manif Pour Tous Italia: gli slogan sono gli stessi e le propaganda è la medesima.

Per condurre una buona campagna omofoba bisogna:

1-stabilire degli stereotipi di genere: l’uomo deve fare cose da uomo e la donna (possibilmente sottomessa) deve cucinare e curare i figli. Se i due stereotipi vengono invertiti, si sosterrà che i bambini ne saranno confusi e diventeranno gay.
2-Bisogna usare il pulpito per sfruttare il sentimento religioso a fini politici. Alcune persone non oseranno mai contraddire un prete, persino se dovesse pronunciare tesi insostenibili.
3-Parlare della maternità surrogata. In realtà il tema non ha nulla a che vedere con i matrimoni, ma bisognerà sostenere che i bambini degli eterosessuali nascano per amore, quelli dei gay siano frutto di denaro e di schiavitù.
4-Anche se le teorie scientifiche contro l’omogenitorialità sono poche e screditate, bisognerà appellarsi a quelle senza tenere minimamente in considerazione i migliaia di studi che sostengono il contrario.
5-Fare la vittima. Il vittimismo (che ben conosce Adinolfi) è la chiave per sostenere che gli eterosessuali siano svantaggiati rispetto agli omosessuali.
6-Importante è fare leva sulle emozioni, raccontando che ci saranno conseguenze apocalittiche se a due persone dello stesso sesso verranno riconosciuti i loro diritti.
7-L’ultima regola è il ripetere continuamente, incessantemente e senza sosta sempre gli stessi slogan.

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Fonte | gayburg.blogspot.it