COMUNICATO STAMPA dell’8/06/2026
Heather Parisi al Siracusa Pride: quando la montagna partorisce un topolino
Abbiamo letto le dichiarazioni rese martedì 7 luglio da Heather Parisi sulla sua partecipazione al pride e sulle sue precedenti dichiarazioni sulle persone trans. Dichiarazioni che, purtroppo, non modificano il quadro che avevamo già evidenziato nel nostro precedente comunicato.
La signora Parisi ha rivendicato la propria vicinanza alla comunità LGBTQIA+, il proprio percorso umano e artistico e ha precisato – presumibilmente riferendosi alla sua affermazione: «se hai un pene non diventi automaticamente donna perché lo hai deciso tu» – che tale dichiarazione sarebbe riferita esclusivamente all’aspetto biologico e non alla dignità delle persone transgender.
Riteniamo tuttavia che questa precisazione non superi le criticità e perplessità da noi sollevate. Perché conferma una visione nella quale l’identità delle persone trans viene ricondotta principalmente al dato biologico, lasciando sullo sfondo – o negando di fatto – il principio fondamentale dell’autodeterminazione, del vissuto personale e del diritto di ogni persona a essere riconosciuta per ciò che sente di essere.
Il rispetto verso le persone transgender, così come loro ci insegnano, non può essere subordinato alla distinzione tra un corpo ritenuto accettabile e un’identità considerata da confermare dall’esterno. Le persone trans che attraversano i nostri spazi e con cui facciamo politica attiva non chiedono un’approvazione condizionata, né una concessione: chiedono il pieno riconoscimento della propria soggettività e dei propri diritti. Per questo riteniamo insufficiente richiamare genericamente rispetto e sentimenti di generico amore universale verso la comunità LGBTQIA+.
Restano inoltre irrisolti altri aspetti centrali già evidenziati nel nostro precedente comunicato.
Non vi è alcuna presa di distanza dal sostegno pubblicamente espresso a Donald Trump, figura politica che ha costruito parte significativa della propria agenda attraverso posizioni e provvedimenti considerati ostili ai diritti delle persone LGBTQIA+, in particolare delle persone trans.
Allo stesso modo, nessun chiarimento viene fornito rispetto all’utilizzo del termine woke in senso dispregiativo. Un termine nato all’interno delle lotte per i diritti civili della comunità afroamericana e legato originariamente alla consapevolezza delle discriminazioni e alla necessità di contrastare razzismo, sessismo, omofobia, transfobia e ogni forma di esclusione, è diventato negli anni un bersaglio politico utilizzato spesso per delegittimare le battaglie per l’inclusione e la giustizia sociale.
Continuare a utilizzare quel termine come strumento polemico senza alcuna precisazione rispetto al significato attribuitogli e alle battaglie che spesso viene utilizzato per attaccare rappresenta, ai nostri occhi, un ulteriore elemento di distanza dai valori di un Pride.
Ricordiamo infine che il Pride non è un evento di intrattenimento. Non è una semplice celebrazione di immagine o di visibilità a fini ricreativi. È una manifestazione politica e sociale nata dalla rivolta di Stonewall e costruita attraverso decenni di lotte per i diritti, l’autodeterminazione, l’inclusione e la giustizia sociale.
Per queste ragioni, pur avendo preso atto delle dichiarazioni odierne, riteniamo che esse non siano sufficienti a superare le criticità che avevamo sollevato.
Resta quindi immutata la nostra convinzione circa l’inopportunità della nomina di Heather Parisi a “madrina” o “testimonial” del Siracusa Pride.
Un invito a partecipare avrebbe potuto trovare spazio in qualsiasi altro contesto artistico, culturale o di intrattenimento. Ma il ruolo di madrina o testimonial di un Pride – e, ribadiamo: sarebbe ora di poter bastare a noi stessɜ, senza avalli esterni – porta con sé una responsabilità simbolica e politica: quella di rappresentare, senza ambiguità, le persone e i valori che quella piazza porta avanti.
Per tali ragioni e non trovandoci d’accordo con quanto deciso ieri sera durante l’assemblea di coordinamento, riteniamo opportuno uscire dal Comitato Siracusa Pride e non partecipare al corteo.
