Da anni e anni ormai ci chiediamo perché tutto ciò che riguarda gusti sessuali non ritenuti a “norma” sia tabù, celato e magari censurato. E non parlo di filmini hard o sadomaso. Ma della possibilità che si parli diomosessualità in un film o addirittura in un cartone animato o anime che sia. Chiamatela cultura, chiamatela religione, chiamatela chiusura mentale, fatto sta che per molto tempo tutto ciò che abbiamo visto (soprattutto da bambini) è stato censurato e modificato a gusto e consumo dello spettatore occidentale, religioso medio.
Quante volte negli anime abbiamo subodorato la presenza di storie lesbiche, ma abbiamo fatto finta di niente perché anche solo accennare ad un pensiero del genere avrebbe fatto sì che il tuo programma preferito venisse cancellato? (come non ricordare gli anni di Sailor Moon, Lady Oscar e Dragon Ball?). Perché questa è la cultura in cui siamo e stiamo crescendo e la censura è stata da sempre nostra compagna di giochi. Non parliamo poi dei principi e principesse Disney, che con loro la famiglia e l’amore-stereotipato ideale ti riempie di sogni ed aspettative che collideranno con la dura realtà. (E allora che fare? Trasferirsi in Giappone, dove sai che lì la censura non la trovi? Soccombere alla solita famiglia “Mulino Bianco”? O continuare a vedere programmi da “adulti” perché è l’unica cosa che ci passa il convento?)
Negli ultimi tempi, però, i film animati stanno diventando sempre più seri, toccano argomenti vasti, con toni abbastanza leggeri (sono pur sempre per bambini). L’ultimo film che ha fatto ciò è ParaNorman, da poco uscito nelle sale. È stato definito un film di paura, o semi- horror, ma questo film d’animazione è stato molto più realistico e coinvolgente di una semplice storia di fantasmi e\o zombie. Tutto il film si basa su un concetto, su un pensiero molto profondo, affrontato in maniera coraggiosa e senza troppi fronzoli. Il concetto del diverso, del rifiutato, dell’emarginato, della vittima che diventa carnefice. Perché è così dopotutto. Quando la persona buona, vessata troppo a lungo diventa cattiva. Si indurisce e diventa carnefice. Vede tutti come possibili accusatori, si rinchiude in se stessa e salterebbe al collo a tutti indistintamente. E come darle torto?
Il protagonista di questo lungometraggio è Norman, bambino di undici anni che di normale ha ben poco. Il nostro eroe vede e parla con i fantasmi; e come tale viene maltrattato ed emarginato col soprannome di “strano”. Ma il nostro strano amico è forte, cerca di rinchiudersi in se stesso per sopravvivere all’orrenda situazione causatagli da tutta la cittadinanza, famiglia compresa, ma verrà salvato dalla spalla dell’eroe, l’amico Neil, cicciottello e tanto buono che gli mostra una visione diversa di quei bulli così tanto disprezzabili. Ovvero, loro possono farti male fino ad un certo punto, quando poi passerai sopra ai loro scherzi di cattivo gusto e senza senso, ignorandoli, ti renderai conto di essere superiore e quindi vivrai in pace tenendo in conto l’unica opinione che veramente conta, ovvero la tua e sarai circondato da quelle persone che veramente tengono a te.
Già come potete capire da questo resoconto il parlare del “diverso” non può far altro che sensibilizzare e rimandare ad un discorso che ormai sentiamo tutti i giorni: diritti per i gay, matrimonio o comunque più visibilità nella società per coloro che sono “diversi”. Potreste pensare ora che argomenti del genere erano già stati affrontati in film come “La gabbianella e il Gatto” o “Shrek”, ma la cosa che differenzia ParaNorman dai suoi predecessori è che alla fine scopriamo che uno dei protagonisti, Mitch, è gay, e lo dice senza troppi giri di parole o timidezza, ma come fosse la cosa più normale di questo mondo. È solo un piccolo passo infine, a mala pena ce ne rendiamo conto di quello che succede (proprio perché è una delle battute finali e quindi passa in secondo piano), ma è pur sempre un inizio: Il primo personaggio gay dichiarato, in un film per bambini. Quando arriverà anche la lesbica?
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Fonte | lezpop.it
