Occorre partire da lontano. Perché il pregiudizio ricorre sempre, con formule sempre uguali. È già successo, in passato. Gli ebrei, ad esempio. Venivano considerati destrutturanti, per la comunità, poiché le loro tradizioni – il loro modo d’essere – segnavano una diversità incolmabile con gli altri, i cosiddetti normali. Si diceva che volessero conquistare il mondo, attraverso sette segrete. E si pensava che fossero un pericolo per i bambini: per la Pasqua ebraica, infatti, la leggenda diceva che gli ebrei rapissero e uccidessero i piccoli cristiani per impastare il pane azzimo con il loro sangue.
Anche delle persone LGBT si dicono, mutatis mutandis, le stesse cose. Sono un pericolo per la società di oggi, addirittura per la pace! (ricordate Ratzinger?), sono organizzati in lobbies per imporre il loro stile di vita attraverso la politica e i media e, soprattutto, si confonde troppo spesso l’omosessualità con la pedofilia.
Il pregiudizio, a ben vedere, non ha molta fantasia. Ma non si pone problemi a diversificare le sue vittime: donne, gay, ebrei, neri, rom, malati, ecc.
Le cause del male
Com’è possibile tutto questo? Attraverso il linguaggio. La narrazione biblica ci insegna che già migliaia di anni fa si era compreso che le parole hanno la capacità di costruire realtà. Se le parole che usiamo sono buone, verrà fuori una realtà migliore. E se invece usiamo parole malvagie, costruiremo un mondo cattivo. L’omo-transfobia è fatta solo di parole malvagie, così come il razzismo, il maschilismo, il sessismo, ecc. Non piacerebbe a nessuno di noi essere insultato con termini quali “frocio”, “brutta lesbica”, “sporco negro”, “puttana” e via discorrendo. Ma è quello che accade, a moltissime persone. Faccio notare, ancora, che si viene insultati perché non si è maschi come si dovrebbe essere, secondo la mentalità comune. O perché donne. O perché di pelle o religione diversa, sempre secondo il senso comune. Mai perché maschi eterosessuali bianchi.
Perché accade? Perché l’omo-transfobia è figlia del sessismo e sorella gemella del maschilismo. Il sessismo è quella mentalità che pretende che essere maschi (ed eterosessuali) sia la condizione privilegiata. Poi ci sono le donne, da usare a proprio piacimento. E nel gradino più in basso, tutti gli altri e le altre.
Quando noi diciamo a una lesbica che è un maschio mancato, le diciamo che per avere dignità, poiché non è “donna” come vuole la società, avrebbe dovuto essere altro da sé. Quando diciamo a un gay che è una femminuccia, lo paragoniamo al genere femminile come se fosse un insulto. Per gli omofobi, a ben vedere, essere femmine è una grave colpa. Ne consegue, quindi, che chi non è omofobo, sia egli eterosessuale o meno, ama davvero le donne e più in generale tutte le persone per quello che sono.
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Fonte | elfobruno.wordpress.com
