PRIDE NECESSARI: PAROLA DI CHI HA GIÀ TUTTI I DIRITTI

La foto di Nicolas, sul suo profilo Facebook, è una bandiera rainbow con una fascia nera, in alto a sinistra, in segno di lutto. Gli chiedo perché. «Hanno ucciso un ragazzo gay…», mi rivela. Nel civilissimo Belgio. Un paese che dal 2003 riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso e che, dopo tre anni, ha concesso anche il diritto di adozione.

Siamo amici, io e Nicolas. Non lo vedo dal giorno in cui lasciò Catania, quando studiava giurisprudenza, in erasmus. Poi ci siamo ritrovati sul mondo dei social network e adesso insegna all’Université catholique de Louvain, nel suo paese. Guardo ancora la sua bacheca, incuriosito dal dibattito nato proprio dalla scelta di mettere quell’immagine, che lui stesso commenta così: «à quelques jours de la gaypride, il est regrettable de constater à quel point ce genre de manifestation a encore tout son sens… même en Belgique!».

È deplorevole che ci sia ancora bisogno di un gay pride, anche in Belgio. Perché la manifestazione conserva ancora tutto il suo significato!

Gli risponde Daniel, dal Canada francese: «L’homosexualité est si banal, que les évènements comme ceux là n’attirent presque plus personne». Essere gay è così normale che nessuno ci fa quasi più caso. E augura, anche se gli spiace togliere lustro alla giornata dell’orgoglio, che da questa parte dell’Atlantico sia così come in Quebec, un giorno.

Antoine, dal canto suo, si rammarica, assieme a Daniel, che diritti costati sacrifici altissimi da parte di un’intera generazione vengano dati per scontati. Perché, a sentir tutti loro, ragazzi che vivono in paesi che hanno tutto – matrimoni, unioni civili, leggi anti-discriminazione – è proprio questo che toglie forza a determinate conquiste: dimenticare che dietro c’è stato il sacrificio di alcuni/e per il beneficio di tutti e tutte.

È questo, per altro, il senso profondo di un articolo che ho trovato, pubblicato su Le soir – un po’ come il nostro Corriere, per intenderci – in cui sempre Nicolas afferma: «le manifestazioni sopra citate sono sempre più necessarie. Rappresentano anche uno standard di possibilità di diritti per gay e lesbiche della comunità internazionale».

 

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Fonte | mariomieli.net.