L’undici ottobre scorso, in occasione della giornata internazionale del coming out, Stonewall ha lanciato l’iniziativa “COMING OUT DAY – Usciamo Fuori”.
Molte sono state le testimonianze di chi, in vari modi ha voluto aderire e partecipare all’iniziativa.
“Con papà non ne parlammo. I padri, soprattutto quelli siciliani, vivono in un silenzio in cui si coccolano per poi poter dire, fieramente, che sono sempre gli ultimi a sapere. Molte volte è pure vero. Ma quando un giorno mi disse «hai visto, quel tipo del CCD non vuole farvi manifestare al corteo», parlando del pride di Catania, compresi che avevo vinto. Che tutti e tutte, in casa, avevamo vinto.”
Queste le parole di Michele che, come molti altri, ha voluto condividere il momento del suo coming out.
Fare coming out può essere un’esperienza massacrante per alcuni, meravigliosa per altri, talvolta anche divertente come nel caso di Andrea che dovette farlo tre volte con la madre, dichiarandosi la seconda volta, a causa dell’emozione del momento, “bisexuale” e alla terza, ammettendosi gay si sentì rispondere “È sempre una parola straniera, ma almeno è più facile da dire che bisexuale”!
Dichiararsi gay è sicuramente un segno di crescita e accettazione, un contributo fortissimo per il cambiamento e lo sviluppo della società. Purtroppo spesso si crede che chi ci sta intorno non sia ancora pronto ad accoglierci, ma come dice Tiziana “la società è più pronta di quello che immaginiamo”.
L’essere umano tende naturalmente a sopraffare gli altri, i deboli, i diversi; rivelarci agli altri ci rende più forti, non più facili bersagli e vittime perché davanti all’evidenza dei fatti crollano le accuse, la gran parte delle offese diventano ridicole.
E finalmente si diventa sicuri, come ci racconta Paolo Ferrarini nella sua canzone Nuova Vita:
“Non mi importa se c’entra un fato
Un gene, un morbo, un affetto non dato
Nessuno oggi può toccare la mia essenza
E non c’è niente di strano
O di anormale
In ciò che rimane
Di una nuova vita
Ora so che non c’è niente di strano
Di eccezionale
O di immorale”
Nascondere il nostro orientamento sessuale vuol dire nascondere noi stessi, privarci di relazioni sincere, di una vita normale. Muoverci in una realtà che non ci appartiene, fatta di sorrisi finti e mezze verità. Ascoltare passivamente accuse infondate, conversazioni di colleghi omofobi e sentire il cuore che inizia a battere incessantemente, sempre più forte e non riuscire a dire una parola. Tornare a casa la sera distrutti, avviliti, aprire la porta e desiderare di sprofondare nella più intensa delle notti che cancelli ogni ricordo del giorno appena passato.
“Per questo è importante ammettere a noi stessi/e quello che siamo. e vivere di conseguenza. Altrimenti non c’è vita, non c’è verità. C’è solo un’esistenza stanca e afflitta che qualcuno, in nome di una convenzione, di un dio invisibile o di una tensione intellettuale degna di una clava preistorica, ha deciso per noi.” (Dario Accolla)
E spesso si rimane nel limbo perché qualcuno ce lo impone, perché avere una relazione omosessuale la gran parte delle volte peggiora le cose. Ci si trova a lottare con due “io” differenti e un passo avanti di uno spesso viene subito retrocesso a causa dell’altro.
Ma per cambiare le cose bisogna uscire allo scoperto come suggerisce Alessandro con una canzone di Mario Venuti.
“la tua parola più sincera
comunque ti salverà
Bisogna metterci la faccia
che tu non voglia
o che ti piaccia
bisogna metterci la faccia
qualunque cosa tu dica
o tu faccia”
Con questi e molti altri contributi la pagina facebook dell’iniziativa Coming out day – USCIAMO FUORI! di Stonewall GLBT si è riempita in onore della Giornata Internazionale del Coming Out: pensieri, poesie, racconti di persone che sono volute uscire fuori, dando forza a chi ancora non riesce a farlo, facendoci capire che il mondo non è monocromatico ma pieno di colori e di mille sfumature e ognuno di noi è uno di questi:
“E noi siamo quelli i cui petali hanno il colore dell’arcobaleno. E, per inciso: l’arcobaleno viene sempre dopo la pioggia. Chi non è in grado di apprezzarci, di conseguenza, non è degno del cielo. Noi, invece, ne abbiamo pieno diritto. E cominceremo a prenderci questo spazio appena riusciremo a dire, prima timidamente, poi ridendoci su, le magiche paroline: «sì, sono gay». È faticoso, ok. Ma io penso che ne valga la pena.” (Dario Accolla)
A tutti voi, grazie!
Per leggere l’articolo completo di Dario Accolla | QUI
Per leggere l’articolo di Andrea Bordoni | QUI
Per ascoltare la canzone di Paolo Ferrarini | QUI
Per vedere tutte le testimonianze visita la pagina dell’evento Coming out day – USCIAMO FUORI!
