Il nuovo spot contro l’omofobia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità mostra tre ragazze e tre ragazzi, ripresi dietro a un ciak, sul quale è scritto un aggettivo che li e le qualifica in maniera diversa.
Avulsi da ogni contesto sociale (casa, lavoro, tempo libero, scuola, etc.) i e le giovani sono indicati come mancina, alto, lesbica, rosso, intonata, e gay.
su sfondo verde compare lo slogan dello spot Sì alle differenze. No all’omofobia. e infine il logo istituzionale del Ministero.
Quello che sorprende del video è la debolezza del messaggio che si vuole veicolare.
1) L’omofobia è formalmente stigmatizzata con uno slogan, no all’omofobia, senza che lo spot ci mostri che cosa l’omofobia sia: la discriminazione, il ludibrio, la violenza subita dalle persone omosessuali.
2) Gli aggettivi qualificativi con cui i tre ragazzi e le tre ragazze sono presentate non sono omologhi.
Due qualità – altezza e colore dei capelli – sono sempre visibili;
due qualità – intonata e mancina – sono visibili solo durante una particolare attività esplicata dalla persona, nella fattispecie il cantare per chi è intonato e l’uso delle mani per la persona mancina
L’orientamento sessuale è invece una caratteristica della persona non visibile nella persona in sé(anche se il luogo comune pretende il contrario) ma solamente quando la persona è coinvolta in una relazione con qualcun altro o qualcun’altra, nello specifico una relazione sentimentale e/o sessuale.
Dunque non mostrare il partner e la partner solo tramite il quale e la quale si vive, si esprimere si gode del proprio orientamento sessuale è una forma di discriminazione perché mostra metà della mela, metà della coppia entro la quale e solo nella quale l’omosessualità smette di essere una etichetta astratta e diventa una parte concreta dell’identità sessuale di ognuna e ognuno di noi.
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