“EMERGENZA OMOFILIA”, L’AVVENIRE DELIRA E DENUNCIA LA “GRAVE” SITUAZIONE ITALIANA

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Le parole di Avvenire sarebbero pure condivisibili, se fossero vere; parlare di “omofilia” ed “emergenza culturale”, però, dovrebbe presupporre dei validi esempi e, soprattutto, l’assenza di moltissimi contro-esempi. Ci spieghiamo meglio: se io dico che in un Paese c’è una lobby gay che rischia di sovvertire l’ordine sociale, anzitutto, nessun gay dovrebbe essere né picchiato né costretto a suicidarsi (e questi sono i contro-elementi); in secondo luogo, dovrebbero esserci delle prove che rendano valida la tesi, e in questo caso non ce ne sono affatto: così come le associazioni omofobe hanno diritto a fare la loro vergognosa parte, anche quelle omosessuali hanno diritto di difendersi e protestare, a maggior ragione perché l’omofobia – ricordiamolo agli ignoranti – non è libertà di pensiero: se io non penso che il matrimonio gay sia giusto, sono libero di scriverlo e gridarlo ai quattro venti; ma, se dico che “i gay possono fare ciò che vogliono senza infastidire gli altri”, già paleso una certa indisponenza verso chi non è come me.

Premesso questo, e invitando voi lettori a munirvi di una buona dose di pazienza e coraggio, leggete quanto ha scritto Avvenire, parlando di questa ipotetica “emergenza omofila” che l’Italia starebbe vivendo:

“Sono ormai così tante le manifestazioni in cui i portavoce di movimenti gay intervengono per cercare di soffocare o di troncare ogni dibattito che risulti loro sgradito, che è impossibile negare che ci si trovi davanti a una vera e propria emergenza culturale, che deve inquietarci tutti: con la difesa del supremo principio costituzionale della libertà di pensiero e di espressione non si può più transigere. […] La recentissima bufera mediatica che ha coinvolto in una trasmissione radiofonica Guido Barilla, accusato di ‘omofobia alimentare’ solo per aver dichiarato che la sua azienda ha come punto di riferimento principale la famiglia fatta da un padre e una madre, è davvero esemplare, anche per l’evidente mancanza di senso del ridicolo da tutte le parti. […] Sono anni che i cattolici e i laici che affermano le salde e civili idee che oggi vengono definite ‘della tradizione’ si ritrovano sul banco degli imputati come ‘intolleranti’ e ‘discriminatori’”.

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Fonte | queerblog.it