C’era una volta Mamma Operosa e Papà Tenero che vivevano insieme al loro piccolo di nome Luigino.
Questa allegra e colorata famiglia ha supportato egregiamente il dott. Claudio Cappotto, nell’illustrare l’importanza delle azioni di contrasto dei pregiudizi di genere, e degli stereotipi negativi legati agli orientamenti sessuali difformi da un sistema culturale, familiare, sociale e religioso, fortemente orientato in maniera etero-normativo.
Questo importante momento di Informazione e Formazione condotto dal dott. Cappotto, nasce grazie alla sensibile iniziativa dell’Agedo Ragusa, che in sinergia con altre realtà associative Ragusane quali Formamente soc. Coop., Amnesty International, Centro Servizi Culturali, trova ospitalità fattiva e operosa grazie al MIUR Ufficio Scolastico Provincia di Ragusa, nella sede della scuola “Mariele Ventre” dove il 26 novembre si è svolto il seminario “La prevenzione dell’omofobia e dello stigma di genere nei contesti educativi”.
Sarebbe opportuno utilizzare il termine Omo-negatività, in quanto semanticamente, il termine Omofobia, fa presupporre che alla base ci sia una paura da cui fuggire, mentre nella vita concreta i soggetti omo-negativi ricercano le persone omosessuali, per distanziarsi da loro, ad esempio attraverso insulti, affermandosi, con azioni più o violente, con superiorità.
L’omo-negatività nelle sue forme più comuni (interiorizzata, genitoriale o intraparentale, scolastica, sociale) è frutto della RIGIDITA’ del nostro sistema culturale, tanto radicato nel tessuto sociale, grazie alla connivenza di un sistema formativo della didattica di genere, che troppo spesso dimentica l’importanza di concetti come la DIFFERENZA.
Nel corso del seminario si evince che, il semplice fatto che in una classe possa venir fuori un bambino “gender variant”, sconvolge, mandando in crisi il sistema.
Solo oggi, si comincia a tenere conto che esistono delle “identità impreviste“, spesso ancora ritenute indesiderabili.
I soggetti glbt, ancora oggi, vengono percepiti dal sentire comune con una connotazione negativa e sgradevole. Percezione che porta troppo spesso le persone omosessuali a pensare al suicidio e qualche volta, purtroppo, ad attuarlo, come ci racconta la cronaca recente.
Siamo TUTT* responsabili in eguale misura: Educatori, Famiglia, Psicologi, Rappresentanti Religiosi, tutta la comunità GLBT, tutti coloro che anteponiamo la nostra finta stabilità, al benessere psicologico e sociale di coloro che, a differenza degli eterosessuali, debbono , attraverso diversi processi, molte volte lunghi, dolorosi e solitari, affermare il proprio sentire emozionale rivolto a persone dello stesso sesso, di fatto scontrandosi (e spesso soffrendo forme più o meno gravi di ansia) con un sistema di valori preconfezionati sullo stampo etero-sessista.
Gli Omosessuali sono troppo spesso vittime di se stessi, perché mettendo in atto una discrepanza fra identità pubblica e identità privata, evitano una contaminazione della società, nella connotazione positiva del termine.
Le Famiglie d’origine sono troppo spesse lasciate sole nell’elaborare il coming out dei propri figli. Elaborazioni “egoistiche” che mettono al centro della questione se stessi e il proprio orgoglio ferito, lasciando il/la proprio/a figlio/a nella solitudine più profonda nel momento in cui sarebbe maggiormente opportuno esserci.
Troppo spesso, ancora oggi, risultano impreparati i docenti di ogni ordine e grado, il classico esempio del bambino nella scuola d’infanzia che piange, apostrofato dall’insegnante come femminuccia, o lo studente universitario romano che vessato nel proprio ateneo si è tolto la vita non vedendo altre vie d’uscita.
Una parte degli psicologi, che nonostante dal 1973, l’omosessualità non sia più considerata una malattia, a volte, per ignoranza ricercano i fattori traumatici che hanno “scatenato” questo “disturbo”, o peggio ancora coloro che in maniera mendace, vendono miracolosi processi di cura, che, fruttano guadagni monetari al millantatore di turno, conducendo i poveri malcapitati a reali nevrosi.
Le religioni sono troppo spesso negativamente condizionanti, senza nessuna base scientifica, facendo appello solo al credo, conducono ad una visione fortemente distorta della realtà. Porto come esempio la dottrina della Chiesa Cattolica Romana che impone di accogliere la persona omosessuale, condannando il peccato delle azioni omosessuali, di fatto inducendo alla schizofrenia coloro che si riconoscono omosessuali, ma debbono castrarsi sessualmente e sentimentalmente.
Il cambiamento di passo rispetto a questo sistema culturale, consiste nel creare un punto di rottura col passato, e risiede nella semplicità e nel coraggio delle piccole rivoluzioni che tutti e sottolineo tutti siamo chiamati ad attuare.
Non dimentichiamo di dare il giusto peso alle parole, evitando di giustificare in qualsiasi contesto certi epiteti che connaturano negativamente l’omosessualità. Noi adulti diamo il buon esempio.
Mettiamo in discussione il nostro rigido sistema di percezione dei generi, magari utilizzando il gioco e coinvolgendo i nostri bambini.
Favoriamo la visibilità, partendo dal linguaggio, in troppe testimonianza portate a corredo nel seminario si evitava di proferire parole come gay, lesbica, transessuale, bisessuale. Cominciamo a usare in maniera disinvolta gay o lesbica, evitando di sussurrare timidamente, lasciando spazio a ombre e ambiguità.
Grazie a questo seminario formativo e al lavoro di sempre di coloro che nei diversi ambiti della società (ricercatori illustri come il Dott. Cappotto, mamme amorevoli e preparate come Anna Battaglia di Agedo Ragusa, attivisti forti che da sempre combattono stereotipi e discriminazioni di ogni genere come la presidente Tiziana Biondi di Stonewall glbt Siracusa) possiamo dire di aver aggiunto una A all’acronimo GLBT, purtroppo siamo arrivati tardi e non siamo originali, i nostri amici americani la usano già da tempo, è comunque una VITTORIA.
A sta per “ALLIES”, ovvero tutti coloro che nei diversi settori della società, gettano le basi per il cambiamento di un sistema che bandisce la diversità come concetto distanziale, e favorisce le differenze, ponendo tutti sullo stesso piano come i meravigliosi colori dell’arcobaleno.
Tutti essenziali e funzionali gli uni verso gli altri.
Alessandro Bottaro
Attivista gay.
Volontario Stonewall glbt Siracusa
