QUANDO IL LIBRO FA PAURA

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Il Comune di Venezia decide di regalare alla fine del 2013, ad ogni scuola dell’infanzia e ogni asilo nido del comune, 20 libri, e … subito si scatena la polemica, perchè il progetto si chiama “Leggere senza stereotipi” e i libri regalati secondo qualcuno non non sono “adatti” per bambini così piccoli… perchè parlano di temi troppo difficili, parlano di una realtà che è lontana ai nostri figli… quali temi? “uguaglianza, amore, amicizia,…”

Solo che anziché essere i soliti libri “buonisti” con famiglie felici o apparentemente tali e con il bambino buono che fa sempre quello che gli si dice sono libri che parlano di famiglie con genitori single, con due papà o due mamme, di una principessa drago tutta leziosa e una principessa maschiacchio, disperazione entrambe delle rispettive famiglie, di un lupo che è il più bello fino a che trova qualcuno che si ribella alle consuetudini e gli dice che il più bello è il suo papà,…

E allora chi i libri forse li vede solo con il binocolo, chi non sa che la letteratura per ragazzi ha fatto passi da gigante da quando doveva solo insegnare a essere buoni e bravi, chi non conosce i bambini e pensa che siano scatole inermi e vuote incapaci di pensare e solo da plasmare come pupazzetti di fango, chi forse semplicemente ha paura che i bambini imparino a pensare con la loro testa o forse ha paura della propria ombra ha deciso che questi libri non vanno bene e sono “pericolosi”.

I libri non sono pericolosi, la conoscenza non è pericolosa, ma l’ignoranza sì, anche se

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fa comodo a molti.

Si dice

tanto, si sbandiera tanto di azioni e slogan contro la violenza di genere, violenza sui bambini, violenza sulle donne, violenza tra ragazzi, omofobia, bullismo, intolleranza, incapacità di star bene assieme, e poi la nostra mentalità è ancora quella “chiusa e bigotta” che si spaventa davanti al nulla, che preferisce il “nondetto al detto”, quella cultura che accettava il delitto d’onore e il matrimonio riparatore, che innalzava a martiri le madri di figli disabili che li accudivano o che nascondeva negli istituti o in casa sempre i disabili o i malati di mente, quella cultura che pensa che l’omosessualità sia una malattia da curare, quella mentalità con il paraocchi che non vuole guardare il mondo per quello che è.

Si preferisce “affrontare il tema al momento giusto”. E quand’è il momento giusto? Quando la ragazzina di turno picchia a sangue la compagna, allora si parla di bullismo, o quando il ragazzino di 11 anni si butta giù da un balcone perchè gli altri lo chiamano frocio perchè non gioca a calcio, tutti a scandalizzarsi, tutti a dire che è una vergogna, e dov’era la scuola? e dov’era la famiglia? e cosa fa la società? E allora giù a fare riflessioni a chiamare psicologi a fare incontri in classe… e poi?

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Fonte | libreriabaobab.wordpress.com