Il report di Laura ed Enrica:
Eravamo in tantissim* a Roma per l’incontro di Educare alle Differenze.
Scosse, Stonewall e progetto Alice hanno portato nella scuola San Donato più di 600 persone tra associazioni, genitori, insegnanti, educatori/educatrici.
Un evento totalmente autogestito, reso possibile da passione e competenza, senza alcun aiuto economico da parte delle Istituzioni.
Due giornate che hanno permesso l’incontro di persone che credono nella scuola pubblica come attivatrice di cambiamenti e che proprio per questo vogliono che anche alla scuola sia affidato il compito di “educare alle differenze”.
Nella prima giornata del 20 settembre i lavori si sono articolati intorno a 7 tavoli di discussione che poi hanno restituito i contributi, collettivamente elaborati, nella riunione plenaria di domenica 21.
Di seguito ne riportiamo i punti principali esposti durante l’assemblea conclusiva.
Tavolo 0-6
Il tavolo ha approfondito la riflessione sulla necessità di educare ed educarsi ad un linguaggio non sessista o discriminatorio. Ha quindi proposto una delibera di consiglio su Roma che possa comunque essere modello comunale anche altrove per l’acquisizione di questi progressi nelle scuole dell’infanzia. Inoltre il tavolo ha posto l’accento sull’importanza dell’inserimento di corpi “differenti”, transessuali, disabili, nell’immaginario collettivo degli alunni di queste scuole.
Perché per i docenti sia possibile attuare questi cambiamenti è necessario sostenere l’editoria di qualità che promuove un insegnamento privo di stereotipi.
Inoltre, istituire degli osservatori sui linguaggi mediatici e pubblicitari destinati a questa fascia d’età, sul modello di “Leggere senza stereotipi” di Scosse, potrebbe essere un’altra misura utile all’ottimizzazione delle risorse disponibili.
Tavolo 7-11
Il tavolo, molto partecipato, ha scelto di guardare attraverso il prisma dell’educazione alla libertà, per insegnare le differenze. Rilevando quanto gli insegnanti tendano a incanalare gli alunni in modelli precostituiti, si è auspicato che l’educazione possa invece portare al potenziamento dei sogni e dei desideri individuali e quindi collettivi.
L’intervento “di genere” nella scuola pubblica non può però essere però affidato esclusivamente al volontariato, all’associazionismo, senza che le Istituzioni si facciano minimo carico, tanto meno economico, del processo. Per giungere ad un cambiamento durevole, bisogna educare già tra i 7 e gli 11 anni a uno sguardo differente, a valori diversi da quelli patriarcali dominanti, partendo da sé. Per tutto ciò c’è bisogno di materiale, risorse, impegno che non solo i docenti di buona volontà devono prestare.
Anche il tavolo 7-11 propone l’istituzione di un osservatorio e un “portale dei saperi”, un database di materiali e proposte, perché sia possibile non solo creare nuovi percorsi ma rivendicare anche quelli che esistono già. Come le più di 200 realtà partecipanti alle giornate di “Educare alle differenze”.
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Fonte | incrocidegeneri.wordpress.com


