A piedi nudi nell’anima. Scoprirsi lesbica in età adulta..

Quando il lesbismo giunge in età adulta a squassare la vita di una famiglia “normale”

lesbiche

Alessandra, classe 1963, romana per nascita, di origini lombarde, sposata e madre di due figli, laureata in Pedagogia sociale, cattolica, ha accettato di rispondere ad alcune mie domande, con lo scopo di far conoscere il suo percorso di guarigione dell’anima che l’ha portata, oggi, ad essere una lesbica liberata e senza velature.

Scoprirsi lesbica in età adulta, nel ruolo di donna sposata, madre di due figli. Quando, di preciso, ti rendesti conto di essere innamorata di una femmina?

Ho a lungo pensato al termine scoprirsi e ancora adesso mi ci soffermo quando incontro esperienze simili alla mia. Credo che, in età adulta, non ci si scopra veramente, come invece accade nella fase adolescenziale o giovanile. Si prende consapevolezza, ci si connette al proprio vissuto, dando un nome preciso a ciò che si prova riappropriandosi di qualcosa che, per i più svariati motivi, si era messo da parte, nascosto, cancellato o, se possibile, rimosso. Il rendersi conto è diventato per me un appartenermi profondamente, vicina a ciò che ero e che sono e in cui, alla fine di un lungo percorso e scelte di vita, ho avuto la forza, il coraggio e la trasparenza di potermi finalmente riconoscere. La sensazione è stata quella di un ritorno a casa, non perché io fossi in esilio, ma perché il trovarmi a contatto con quella parte di me stessa che avevo messo da parte, ha rappresentato il darmi la dignità di persona in cui ho sempre creduto e che ho sempre cercato. Il cammino di consapevolezza è stato per me un percorso a tappe. Il sentore di un orientamento diverso era spesso mascherato o risolto come un sentimento di forte amicizia verso le amiche a me vicine, anche se questa è un’elaborazione a posteriori e non consapevole al momento in cui vivevo certe sensazioni. Non avevo nessuno con cui confrontarmi né condividere il mio vissuto, non ho avuto esperienze corrisposte e quindi il passo verso l’accantonare e il negare la realtà era semplice. Poi le scelte di vita nel solco di ciò che cultura, educazione e formazione richiedeva e presentava come possibile, ma il pensiero ogni tanto si riaffacciava, quando vivevo forti coinvolgimenti verso le donne che incontravo. Crescendo, la consapevolezza aumentava come la fatica di tenere a bada certi pensieri che, tuttavia, rimanevano solitari, intimi e non condivisi con alcuno. Tutto questo fino a quando sono riuscita a dare un nome preciso al sentimento che provavo verso quella che ora è la mia compagna e con la quale le parti di me, nascoste e messe da parte, hanno trovato una loro integrazione e le tante domande, finalmente, una risposta che, anche se ha richiesto coraggio, ha generato serenità e un senso di profonda dignità di me stessa.

Alessandra vive e lavora a Roma, città che le ha dato i natali e che la vide laurearsi pochi anni fa. Ti va di approfondire questa mia domanda? Chi è Alessandra? Quale lavoro svolge?

Alessandra è una persona dai tanti interessi e da una vita sempre molto piena di impegni e progetti. È una persona curiosa della vita, in continuo cammino di consapevolezza di se stessa e delle relazioni che vive. È una persona impegnata nel sociale da sempre, sensibile all’ascolto dell’altro, del suo percorso di vita, come anche testimoniano le scelte di studio e professionali operate nel tempo. Tornando a parlare in prima persona, oggi sono una pedagogista sociale e una counselor abilitata e formata alla relazione d’aiuto e faccio dello strumento dell’ascolto la via privilegiata per stabilire un contatto con le persone e la loro vita, offrendo sostegno al percorso di coscienza di sé e di crescita. La laurea, conseguita solo pochi anni fa, dopo scelte di vita di diverso tipo, soprattutto familiari e di madre, ha rappresentato un momento in cui mi sono presa cura di me stessa, ho letto in me le risorse di cui ero portatrice e le ho trasformate in un percorso professionale diretto sempre e comunque alla relazione interpersonale. La laurea era il cosiddetto sogno nel cassetto, quel cassetto che pensi sia troppo tardi per aprire, sia passato il momento, sia da considerare un discorso chiuso e vissuto senz’altro con rimpianto. Invece il cassetto si è aperto, ma non miracolosamente. Il merito, oltre alla costanza, alla forza e all’appoggio, è stato della mia compagna che ha creduto in me e ha sostenuto passo dopo passo il mio percorso. Devo a lei, alla sua presenza, al suo incoraggiamento, alla condivisione dei tanti momenti del cammino, al suo bene profondo e anche alla pazienza nel sostenere le mie fatiche se quel giorno, entrambe ci siamo laureate. La parola in corsivo è per me molto importante perché reca il senso del nostro camminare insieme.

Oggi mi occupo di formazione a vari livelli e di sostegno alla persona, sia singoli che coppie e famiglie. Porto anche il mio contributo e la mia professionalità in varie associazioni LGBT a sostegno del delicato cammino di consapevolezza del proprio orientamento e identità.

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Fonte | lidiaborghi.blogspot.it