Il governo dice sì al matrimonio egualitario (all’Onu) ma non all’Italia..

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Il governo ha recepito alcune raccomandazioni dell’Onu, ma la legge parla di unioni civili.

“Il Governo italiano ha detto sì alle Nazioni Unite all’introduzione del crimine di tortura, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’istituzione della commissione nazionale indipendente sui diritti umani, al contrasto a ogni forma di discriminazione nei confronti dei rom”. A riferlo all’Ansa è Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone.

“Lo scorso 27 di ottobre – spiega Gonnella – il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha rivolto all’Italia ben 186 Raccomandazioni. Il Governo italiano ha reso noto di avere accettato di seguirne 176, tra cui quelle relative al matrimonio egualitario, alla criminalizzazione della tortura, al contrasto alla discriminazione nei confronti dei rom”. La raccomandazione, in realtà, parla di “assicurare alle persone LGBT uguali diritti legalizzando matrimonio egualitario e unioni civili”.

“Si tratta di una notizia importante a cui speriamo seguano fatti legislativi significativi” ha aggiunto Patrizio Gonnella che è anche presidente della neonata Coalizione italiana per i diritti e le libertà civili.

LE ASSOCIAZIONI: “PASSI DALLE PAROLE AI FATTI”

“Non è la prima volta che l’italia riceve raccomandazioni di questo genere – commenta il presidente del Circolo Mario Mieli di Roma Andrea Maccarrone -, speriamo che questa volta traduca gli impegni e le dichiarazioni in fatti concreti. Certo è che la legge in discussione non va nella direzione giusta se anche le Nazioni Unite parlano di uguaglianza”.

“Gli impegni presi dall’Italia – dice Flavio Romani presidente di Arcigay – tracciano obiettivi per noi assolutamente condivisibili: si parla di apposite norme di contrasto all’omotransfobia e di estensione del matrimonio civile a tutte le coppie, comprese quelle formate da persone dello stesso sesso. L’auspicio è che questo sia davvero l’obiettivo e che, ad esempio, il principio di uguaglianza non lo si voglia ridimensionare a formule parziali e comunque discriminatorie”. “Soprattutto attendiamo che, dopo anni di annunci infruttuosi – continua Romani -, si possa dare per chiusa la fase delle parole per passare finalmente a quella dei fatti, perché il tempo, quando si parla di diritti fondamentali, non è una questione secondaria”.

“Se veramente il governo italiano ha detto sì all’Onu sul matrimonio ugualitario, allora lo annunci anche al Paese – commenta Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia -. Sono anni che aspettiamo una notizia di questo tipo. Se il Governo ha preso questo impegno, a livello internazionale, ora sia conseguente e porti una legge in Parlamento”.

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Fonte |gay.it