INSEGNANTI CHE FANNO LA DIFFERENZA

 

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la lettera aperta di una docente siracusana, che insegna in una scuola secondaria di primo grado della provincia aretusea. Un’insegnante alla quale abbiamo dato un nome di fantasia per proteggerla da eventuali attacchi social e ritorsioni. Come molte delle insegnanti e degli insegnanti che si occupano e si preoccupano di educare alle differenze”, anche la professoressa Sofia Di Pace, viene spesso criticata e osteggiata da molt* dei suoi stessi colleghi e colleghe, perchè “colpevole” di  far bene il  suo lavoro, anche di educatrice cercando, anche attraverso l’insegnamento della sua materia, di parlare di rispetto a 360° ivi compreso quello per le persone con diversa identità di genere e/o orientamento sessuale.

Di seguito il testo della lettera inviata a STONEWALL:  

Lettera aperta di un’insegnante a un alunno transessuale

Ti chiedo scusa.
Scusami se non mi sono accorta prima dei tuoi silenzi.
Se, all’inizio dell’anno scolastico, il tuo tenerti in disparte mi è sembrato un modo come un altro per attirare l’attenzione su di te.
Scusami se non mi sono resa conto del tuo disagio nei confronti di un corpo che non senti tuo.
Se non ho capito subito che vivi le interrogazioni alla cattedra come una tortura, perché ti fanno sentire esposto, fragile, vulnerabile al punto che ti muoiono le parole in bocca anche se hai studiato tanto e conosci meglio degli altri le risposte alle domande che ti vengono poste.
Ti chiedo scusa se in classe, dietro quel ciuffo colorato che ti ricade davanti agli occhi, non ho visto le tue lacrime mentre gli altri ti schernivano.
Ti chiedo scusa per questa società che tenta di combattere le differenze invece di valorizzarle e di proteggerle.

Ti chiedo scusa perché, anche se ci trinceriamo dietro discutibili progetti dai nomi altisonanti, il cui scopo sarebbe quello, nobilissimo, di mirare all’accoglienza, all’inclusione e al superamento degli stereotipi e dei pregiudizi nei confronti del diverso, la scuola, di fatto, non ne è ancora capace.
Ti chiedo scusa se dinanzi al tuo ennesimo attacco di panico e al tuo rivelarmi di volerti fare del male, nonostante mi avessi pregato di mantenere il segreto, mi sono invece precipitata a contattare i tuoi genitori.
Spero che un giorno capirai.
Spero che un giorno capirai che non solo non ti devi scusare con me, ma che io ti devo ringraziare.
Ti ringrazio per avermi scelta. Per avermi confidato, fuori dall’aula, il tuo sentirti maschio in un corpo femminile. Per avermi chiesto di chiamarti con un altro nome.

Ti ringrazio perché non solo mi hai onorata della tua fiducia, ma soprattutto perché mi hai ricordato che il compito di noi docenti non è unicamente quello di insegnare i rudimenti delle nostre discipline, ma è anche quello di farvi sentire accolti, protetti, di aiutarvi ad accettarvi e ad amarvi per le persone meravigliose, uniche e speciali che siete.

La tua prof.”