L’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO SI INTERROGA SU COME CURARE L’OMOFOBIA

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Il prossimo 21 settembre l’Ordine degli Psicologi del Lazio presenterà le linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali in un incontro – riservata agli iscritti all’Albo – sul tema: Omofobia sociale e interiorizzata: come curarla. Il titolo della giornata nasce da una constatazione:

Come psicologi pensiamo che il «problema» da capire e possibilmente da curare, non sia, come per buona parte del secolo scorso si è creduto, l’omosessualità, bensì l’omofobia.

Al seminario parteciperà Vittorio Lingiardi, che ha stilato le Linee guida e le presenterà all’assemblea. Prenderà la parola anche Nicola Nardelli, coautore delle Linee guida, che si soffermerà sul tema: L’atteggiamento degli psicologi italiani nei confronti delle omosessualità: una ricerca empirica. Quindi Emma Baumgartner farà delle riflessioni su tali direttive e infineLuigi Mancone si chiederà se la politica possa fare qualcosa.

Leggiamo sul sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio:

In passato le persone omosessuali sono state di volta in volta considerate (e trattate come) peccatrici e moralmente disordinate (religione), devianti e criminali (legge), malate (medicina), immature o perverse (psicoanalisi). Anche per questo, molte di loro hanno costruito una sofisticata cultura dell’invisibilità. Oggi, lesbiche e gay chiedono di vivere alla luce del sole, con gli stessi diritti e doveri di tutti i cittadini. Molti governi, occidentali e non, hanno ascoltato questa richiesta, passando così, direbbe la filosofa Martha Nussbaum, dalla «politica del disgusto» alla «politica dell’umanità». Con un certo anticipo rispetto alla politica e al diritto, le scienze avevano da tempo avviato un processo di de-patologizzazione dell’orientamento omosessuale.

E poi si continua:

Ma se in passato la pietra dello scandalo era la «devianza» omosessuale, ciò che oggi preoccupa e spaventa, fino alla violenza, è proprio la «normalità» omosessuale, la sua possibilità di realizzazione affettiva e familiare. Per una

ragione o per l’altra, insomma, l’omosessualità finisce sempre per evocare il contrappunto distorto dell’omofobia. E così come esistono tante omosessualità, esistono tante varianti dell’omofobia: private, politiche, religiose, da strada, da salotto, emotive, cognitive, suadenti, rabbiose. Le stesse persone omosessuali possono soffrirne: si chiama «omofobia interiorizzata» e produce insicurezza, scarsa autostima, difficoltà relazionali. Talora, come sappiamo, può portare al suicidio.

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Fonte | queerblog.it